carezze

Carezze che nutrono, il bisogno di riconoscimento!

Donare una carezza è offrire un luogo dove l’altro può esistere davvero.

Da bambini, impariamo presto che per stare bene non bastano solo cibo e sicurezza. Abbiamo bisogno di qualcosa di meno tangibile, ma altrettanto vitale: il riconoscimento.

Nell’Analisi Transazionale (AT), questo bisogno prende forma nel concetto di carezza (stroke, in inglese): qualsiasi segno di riconoscimento rivolto a un’altra persona, che può essere positivo o negativo, verbale o non verbale. Eric Berne, fondatore dell’AT, ha sottolineato che l’essere umano ha fame di carezze e che questa fame è presente fin dalla nascita.

Le carezze non sono semplicemente “coccole”, ma rappresentano ogni gesto o parola che dice: “Io ti vedo. Tu esisti per me.”

La Favola dei Caldomorbidi: una metafora senza tempo sull’amore che si condivide

Un modo molto efficace per spiegare questo concetto è la lettura del breve racconto La favola dei Caldomorbidi di Claude Steiner. In questa storia semplice ma potente, le “carezze” sono rappresentate da sacchettini morbidi e caldi che scaldano chi li riceve, nutrendo il benessere e i legami. 

Questa storia racconta di un villaggio incantato, in cui le persone vivevano felici grazie ai “Caldomorbidi”, piccoli doni di calore e affetto che ognuno poteva offrire liberamente agli altri. Ogni bambino nasceva con un sacchetto magico che non si svuotava mai, simbolo di un amore inesauribile.

Ma un giorno, una strega invidiosa diffuse il timore che i Caldomorbidi potessero finire. La paura si diffuse e le persone iniziarono a trattenerli, scambiandoli sempre meno. Al loro posto, comparvero i “Freddoruvidi”: freddi, sgradevoli e incapaci di dare conforto. Il villaggio divenne grigio, le persone si chiusero in sé stesse e la felicità svanì. 

Finché una donna sorridente tornò a distribuire Caldomorbidi senza paura né riserve. I bambini la seguirono, riscoprendo la gioia di donare e ricevere affetto. 

…Spetta a ciascuno di noi decidere se vivere nella paura o nell’amore condiviso.

Le carezze in AT si distinguono per:

  • Valenza: positive (che fanno bene) o negative (che feriscono, ma pur sempre riconoscono l’altro).
  • Condizione: incondizionate (rivolte all’essere) o condizionate (rivolte al comportamento).

Spesso, pur di non sentire il vuoto di carezze, accettiamo anche quelle negative. Lavorare su questo significa imparare a riconoscere i propri bisogni, chiedere carezze sane e offrirne in modo consapevole.

Come nel racconto dei Caldomorbidi, anche noi possiamo scegliere ogni giorno che tipo di carezze vogliamo dare e ricevere.