Fino a quando non diventi consapevole di ciò che stai facendo, continuerai a farlo, e lo chiamerai destino.
Carl Gustav Jung
Le relazioni umane possono essere complesse, soprattutto quando ci troviamo intrappolati in dinamiche ricorrenti che ci fanno sentire frustrati, impotenti o incompresi. Uno degli schemi più insidiosi, ma anche più illuminanti da riconoscere, è quello del Triangolo Drammatico, teorizzato dallo psicologo Stephen Karpman negli anni ’60.
Cos’è il Triangolo Drammatico?
Il Salvatore
Interviene per “salvare” la Vittima, spesso senza che sia stato richiesto e da una posizione di superiorità (io ok – tu non ok). Si sente responsabile per il benessere altrui, ma può nascondere un bisogno di sentirsi utile o superiore. La sua convinzione di base suona così: “devo aiutare tutte queste persone perché da sole non sono abbastanza capaci di aiutarsi da sole”.
Il Persecutore
Critica, controlla o colpevolizza. Spesso è rigido, autoritario o sarcastico. Alimenta il conflitto e fa sentire la Vittima ancora più debole. Anche il persecutore considera gli altri “non ok”, inferiori a lui.
La Vittima
È una persona che si sente “non ok”. Spesso sperimenta sentimenti di impotenza e pensa di non avere via d’uscita. Cerca aiuto o comprensione, ma spesso rifiuta soluzioni concrete. A volte la Vittima cercherà un Salvatore che le dia aiuto, confermando la sua convinzione di base “da solo non posso farcela”.
Questi ruoli non sono fissi: è possibile passare rapidamente da uno all’altro. Ciascuno tende ad assumere una posizione preferenziale (nella quale passa la maggior parte del tempo), ma capita spesso che i membri coinvolti nel Triangolo Drammatico passino inconsapevolmente da un ruolo all’altro creando così una dinamica che si ripete e si autoalimenta, difficile da interrompere. Ad esempio, un Salvatore che non riceve riconoscimento può trasformarsi in Persecutore (“con tutto quello che ho fatto per te!”), mentre la Vittima può diventare Persecutore accusando il Salvatore di non capire davvero.
Quando assumiamo uno di questi ruoli stiamo rinforzando schemi relazionali non sani; potremmo sentirci bloccati o manipolati e la relazione risente di malintesi e tensioni.
Perché entriamo in questo gioco?
Il Triangolo Drammatico si attiva quando cerchiamo di soddisfare bisogni emotivi irrisolti – come il bisogno di approvazione, di essere visti e compresi – attraverso modalità disfunzionali. È una dinamica appresa spesso fin dall’infanzia e può diventare automatica.
Come uscirne?
Il primo passo è assumere consapevolezza del ruolo che stiamo giocando.
Poi, possiamo fare spazio a nuove modalità relazionali:
- Ad esempio dalla posizione di Vittima alla persona responsabile, che è capace di riconosce la propria vulnerabilità ma che allo stesso tempo ricerca soluzioni;
- Dal Salvatore al “supporter empatico”, che offre ascolto senza invadere o risolvere problemi per l’altro;
- Dal Persecutore alla persona assertiva, che sa esprimere i propri bisogni e limiti senza aggressività.
Essere consapevoli dei propri schemi limitanti e scegliere di fare qualcosa di diverso può portare maggiore consapevolezza, responsabilità e autenticità nelle nostre interazioni quotidiane.
